lunedì 6 luglio 2026

I libri non vanno mai in crash


È un po' di tempo che manco da queste parti. Be', come ho già detto altre volte ho una vita piuttosto impegnata e con tante cose da fare non è che sto sempre ad aggiornare il blog. Ma questo è il mio personale pezzetto di Internet, il mio piccolo angolo di casa elettronica e ogni tanto mi fa piacere tornare qui. È un po' come sedersi a casa rilassati su una poltrona e lasciarsi andare al piacere di pensare agli affari propri. Il titolo del post è un modo per dirvi "ehi, ogni tanto lasciate stare tutto il resto e prendete in mano un buon libro di buona vecchia carta"; ma richiama anche uno spiacevole incidente che ho avuto con il computer. Una cosa che, da una parte ho avuto sfiga, dall'altra me la sono andata a cercare. Fatto sta che ho passato una discreta odissea a seguito del guasto di un Mac. Ora vi spiego.

Dopo quattordici anni (14!) il mio Macbook Air, che funziona perfettamente, comincia però a non essere del tutto adeguato alle mie necessità. Volevo quindi prendere un computer nuovo, un Mac Mini (sì, quello che ora è quasi impossibile da avere a prezzi e in tempi decenti). Però ne volevo uno più capiente del modello base di listino. Mamma Apple si fa pagare molto caro i suoi accessori, e aumentando la capacità i prezzi schizzavano. Quindi sono andato sul privato a cercare quel che volevo. Ho cercato di andare a risparmio, volevo la botte piena e la moglie ubriaca, insomma. E pensavo di avercela fatta, eh. Ho comprato un Mac da un privato, già modificato con disco ultracapiente. Ha funzionato due mesi e poi boom... Il disco ssd interno, rivelatosi una cineseria, chissà che cosa ha combinato. Mai, mai andare a mettere le mani su un Mac, se non con accessori ufficiali. Lezione imparata a caro prezzo. Mai successo niente del genere con un Mac originale. Scrivo ora ancora dal vecchio macbook Air del 2012 e ho su uno scaffale l'iBook G4 del 2004 che ancora funziona. Apple fa delle macchine praticamente eterne, ma guai a metterci roba non loro. Non lo sapevate? Sapevatelo. E ora lo so anche io.

In tutto ciò non sono più riuscito a comprare il nuovo Mac, anche per i noti problemi di approvvigionamento di Apple, e perché ormai conviene attendere i modelli nuovi; e sapete cosa? Io, che pensavo di entrare in crisi senza il computer nuovo, me ne sono fatto un po' alla volta una ragione e ho scoperto che, toh, alla fine non è che sia davvero così urgente avere subito un Mac nuovo. Posso aspettare. Ormai siamo così collegati personalmente alla tecnologia in nostro possesso, che se ne veniamo privati entriamo in crisi. Lo smartphone, per fare un esempio, è ormai un'estensione di noi stessi. Vi fermate mai a riflettere su come ci sentiamo se lo perdiamo o non lo possiamo usare, anche solo per un'ora? Come vivete un'ora o magari mezza giornata senza telefono, disconnessi dal resto del mondo? Ci pensate mai? Be' forse a volte serve disconnettersi dal mondo, per ritrovare la connessione con sé stessi.

Va bene, va bene, la smetto con la filosofia da quattro soldi. Torniamo all'argomento del post che, oltre appunto a riflettere sulla tecnologia e i suoi imprevisti, vorrebbe parlare di libri, ok? Allora, osservando le mie ultime letture mi rendo conto che rappresentano un buon esempio dell'ecletticità delle mie passioni. Sia come generi sia come "temporalità" degli argomenti. E quindi perché non condividere con voi qualche commento sulle ultime letture? La mia intenzione è di fare qualche post dedicato ai libri che ho letto ultimamente.


E qui cominciamo dal buon vecchio inossidabile Stephen King che, nonostante le ormai innumerevoli opere e l'età che avanza, non smette di piacermi, e a volte addirittura di sorprendermi. Certe volte non me la sento di "affrontare" uno dei suoi lunghi romanzi (d'altronde lui stesso ammette di essere affetto a volte da quella che chiama "elefantiasi letteraria"), e allora ecco qui che ho preso questa bella raccolta di racconti, You Like It Darker. Io ho una passione per le raccolte di racconti, scritti più abbordabili, veloci, e che, se scritti con competenza, possono risultare letture sorprendenti e piacevolissime. D'altronde il racconto stesso, proprio per la sua ridotta lunghezza, costringe lo scrittore a trovare quel "twist", quell'idea guizzante, quel finale, insomma quel "qualcosa", che può renderlo un piccolo capolavoro.

In particolare un commento su due dei racconti raccolti qui (la cui qualità media ritengo piuttosto alta, quindi vi consiglio comunque l'intera raccolta). Intanto L’incubo di Danny Coughlin, dove il protagonista, seguendo una visione avuta in sogno, si reca in un luogo e scopre un cadavere. Pensando di fare la cosa giusta avvisa le autorità e... apriti cielo, si ritrova in una situazione da incubo.

L'altro è il brevissimo ma "cattivissimo" e spaventoso, nella sua "normalità", Il quinto passo, dove un tranquillo pensionato si ritrova a parlare con uno sconosciuto al parco, una situazione che fa paura proprio perché potrebbe accadere a chiunque di noi. Anche qui, non vi svelo il finale, ma leggetelo, una piccola perla. Che poi sono quei racconti che, una volta letti, ti fanno pensare che sia "facile" scriverne uno simile. E invece...

Comunque di questi racconti in particolare voglio sottolineare proprio la loro "normalità". Spesso King è stato definito il "Re del terrore", solitamente riferito al suo trattare temi soprannaturali, fantastici, pieni di mostri, eccetera. Ecco, questi racconti sono un modo per scoprire che anche il King più realistico, quando scrive storie di vita "ordinaria", è un grande scrittore. Non seve inventare mostri per fare paura. Basta comprendere la natura umana e saperla raccontare, anche nei suoi risvolti più crudeli.

E per oggi è tutto, saluti da un "fedele lettore" (i kinghiani la capiscono...)

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