martedì 3 maggio 2016

Per scrivere si deve vivere


Vediamo un po' di spiegare il concetto qui sopra. In questi giorni stavo facendo delle considerazioni sul fatto di essere padre. È un'esperienza veramente travolgente, qualcosa che probabilmente nemmeno un libro intero potrebbe raccontare, figuriamoci poche frasi su un blog.
Mi limito solo a sottolineare alcuni aspetti. La cosa incredibile è l'intensità, la quantità e la varietà di emozioni che comporta un figlio. Mai nella mia vita ho provato sentimenti così diversi nello stesso arco di tempo, e di una tale ricchezza.

Quello che voglio dire è che ti ritrovi un giorno a esaltarti e a piangere di emozione per il sorriso di tuo figlio, per una sua conquista, una parola, un nuovo gioco che impara o semplicemente appunto "solo" per un sorriso. Le virgolette sono d'obbligo perché un sorriso di tuo figlio non è un semplice sorriso, è un raggio di sole capace di illuminare la tua giornata e cambiarla completamente, anche se era iniziata calpestando una cacca uscendo di casa e dopo un incidente in macchina per andare al lavoro, per dire. Il giorno dopo, o a volte nella stessa giornata, ti trovi di umore completamente diverso... cosa ha a che fare tutto ciò con la scrittura?

Moltissimo.

La scrittura migliore è quella che riesce a trasmettere emozioni. E viene da sé che per trasmettere emozioni bisogna conoscerle, quindi viverle.
Perciò una cosa veramente importante, se volete imparare a scrivere bene, è vivere. La vostra esistenza deve essere piena di esperienze, incontri, viaggi. E una delle esperienze emotivamente più ricche e totalizzanti è quella di avere un figlio. Semplice no?

No, per niente semplice, in effetti! Però credo di avervi fatto capire il concetto. Eppure questa cosa del vivere non mi risulta presente in alcun manuale di scrittura. Insomma, dimenticatevi la figura dello scrittore solitario chiuso nel suo studio isolato dal mondo, è una cagata pazzesca, un cliché pari almeno a quello dello scrittore che si sveglia la notte con l'idea del secolo.

Tra l'altro il vivere è una cosa che non si insegna e non si impara leggendo Wikipedia, e per questo motivo non credo ai quindicenni esordienti che vengono presentati come fenomeni della letteratura mondiale, per dire. Potranno scrivere storie piene di fantasia, avventure e imprese mirabolanti, sì certo, ma probabilmente piaceranno ai loro coetanei e saranno buoni per il prossimo filmone hollywoodiano pieno di effetti speciali. Ma se parliamo di profondità della storia, beh... meglio cercare altrove.

Ah sì, è ovvio che dal vivere esperienze al saperle metterle su carta e trasmettere al lettore, ce ne passa eh...

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